Martini - Parte I^
 

San Cataldo da Rachau

 

una raccolta di scritti sulla vita di San Cataldo, Vescovo Irlandese

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Testi sulla vita di San Cataldo:

Ambrogio Merodio - AD1681-82

Cataldo Antonio Cassinelli - AD 1718

Martin Shaw Briggs - AD 1913

Sac Andrea Martini - AD 1932

P. Adiuto Putignani - AD 1970

Alberto Carducci - AD 1997

Giuseppe Febbraro - AD 2002

Prof. Enzo Farinella - AD 2002

Silvano Trevisani - AD 2006

Guido Iorio - AD

Dr. Dagmar O'Riain - AD 2012

 

 

VITA DI S.CATALDO

Vescovo e Protettore di Taranto 

del Sac. Prof. Andrea Martini

 Parte I^

VITA DI S.CATALDO

 

Al Benevole Lettore.

AVVERTENZA.

LA CHIESA DI TARANTO DA S. AMASIANO A S. CATALDO

L'IRLANDA, L'ISOLA DEI SANTI

EPOCA DELLA NASCITA DI S. CATALDO

NASCITA DI S. CATALDO

I PRIMI ANNI

DOTTORE IN LISMORE

S. PATRIZIO

SAN PATRIZIO E SAN CATALDO

VITA DI APOSTOLATO DI S. CATALDO

S. CATALDO FABBRICA UNA CHIESA IN ONORE DI MARIA SS.MA-SUOI PRIMI MIRACOLI

MORTE DEI GENITORI. S. CATALDO FABBRICA UN'ALTRA CHIESA

GLI OSTACOLI

IL SOGNO LIBERATORE

LA LIBERAZIONE ED IL TRIONFO

S. CATALDO VESCOVO

NEI LUOGHI SANTI

LA VISIONE

PARTENZA PER L' ITALIA

ARRIVO A TARANTO

MORTE DI S. CATALDO

  

 

 

VITA DI S.CATALDO

 

Vescovo e Protettore di Taranto del Sac. Prof. Andrea Martini

 

Al Benevole Lettore.

 

Si compiono quest’anno quindici secoli da che sbarcò in Irlanda S.Patrizio, il venerato maestro de nostro grande Protettore S.Cataldo. Si celebra contemporaneamente in quella nobile Nazione, a Dublino, il XXXI Congresso Eucaristico Internazionale, che riafferma e consacra lam gran Fede e la profonda pietà dell’ <<Isola dei Santi>> verso Gesù Sacramentato: dell’Isola che diede i natali a S.Cataldo.

Il nostro celeste Protettore assiste anch’Egli alla duplice solennità, e, nell’una ne nell’altra, presenta gli omaggi e i voti, i bisogni e le preghiere di questa nostra città bimare, che egli dalle tenebre del paganesimo e dagli errori dell’eresia consusse alla luce della Cattolica Fede.

Con questo opuscoletto, mentre intendo far conoscere la vita di S.Cataldo, affinchè i nostri cuori s’infiammino maggiormente a praticarne le virtù e riporre in Lui e nella sua intercessione la nostra confidenza, intendo altresì di contribuire, per quanto le mie modeste forze il comportano, alla maggiore diffusione del suo culto e alle spese per le riparazioni del magnifico Cappellne che gl’innalzarono i nostri antenati e che ora è pericolante.

Iniziai questo breve lavoretto il giorno del Patrocinio di S.Cataldo nel testè decorso anno, ed è stato portato a termini il giorno della Commemorazione della morte del santo, 8 marzo di questo anno 1932,

O beato Cataldo, che dalla Chiesa Tarantina sei invocato coi dolci nomi di Vas aureum Domini, ros et lilium, fons verae sapientiae, mirade flos convalium, ottieniche il Santo Presule che oggi regge le sorti della Chioesa Tarantina, l’illustre Arcivescovo Mons. Mazzella, seguendo le tue orme, conduca queste popolazioni alla conoscenza ed all’amore di Gesù Cristo ed alla pratica delle virtù ; ed ottieni a me, tuo devoto ammiratore, che dopo il presente esilio in cui vivo pieno di miserie e di dolori, io possa un giorno godere il raggio dell’eterna Gloria.

 

Taranto, 8 marzo 1932

 

Sac. ANDREA MARTINI

 

 

AVVERTENZA.

 

Poichè questo libro è stato scritto pel popolo, e non ha altro scopo che quello di divulgare la Vita del Santo ed accrescerne il culto, per non infastidire il lettore, ho ristretto le note prprio a quelle più necessarie, e di cui non si potette fare a meno. In un Appendice rislvo alcune difficoltà riflettenti il secolo in cui visse S.Cataldo e riporto il documento che va sotto il nome di Profezia di S.Cataldo. Ho raccolto finalmente in due paginette dal titolo Fonti Storiche, e per ordine alfabetico, l’elenco degli autori da me consultati che trattano o direttamente o indirettamente di San Cataldo, di Taranto, della Puglia del Medioevo.

 

 

LA CHIESA DI TARANTO DA S. AMASIANO A S. CATALDO

 

I più reputati storici delle cose di Puglia in genere e di Taranto in specie ritengono che il Principe degli Apostoli, S. Pietro, accompagnato da S. Marco, suo Segretario, nel recarsi a Roma per la missione da Cristo affidatagli, sia passato per Taranto: Taranto l'antica capitale della Magna Grecia; Taranto l'antica capitale della Magna Grecia; Taranto assai nota in quei tempi, perché uno dei più floridi Municipi romani, ove poeti e letterati venivano a gustare le delizie delle sue spiagge, delle sue ville, del suo clima mite, dei suoi due mari, del suo Galeso, dei suoi meravigliosi tramonti. Eranvi a quei tempi nella molle Tarentum molti Ebrei, connazionali di Pietro e di Marco. Nessuna meraviglia quindi che i due apostoli da Brindisi, ove sbarcarono, siano venuti a Taranto, percorrendo la via Appia, e vi si siano fermati qualche tempo, predicando la Fede. Molti Tarantini, mossi dalla predicazione della nuova dottrina e dai prodigi di Pietro, abbracciarono il Cristianesimo. Fra gli altri ci fu un certo Amasiano, che fattosi discepolo di San Pietro, fu da costui eletto Vescovo della Chiesa Tarantina. Da Taranto la Via Appia menava diritto Roma. S. Pietro lasciò qui per circa tre mesi S. Marco a predicare e a regolare le cose della Chiesa di Taranto, ed egli si recò a Roma. Durante il tempo in cui S. Marco stette a Taranto, si convertirono alla Fede molti altri cittadini, nobili e plebei, tra i quali un tal Eucadio, Regolo, ossia Principe, Governatore della città. Dopo la partenza definitiva di Pietro e di Marco per Roma, Amasiano restò Vescovo di Taranto, e governò la Chiesa Tarantina per venti mesi, secondo che riferisce l'Ughelli. Dalla morte di Amasiano alla venuta di S. Cataldo la Storia tace; quindi nulla si sa circa i successori di Amasiano. Si sa solo, per testimonianza dei Bollandisti, che Matteo e Primo, Tarentini, subirono il martirio il 6 maggio, e che S. Sofronia, Vergine Tarantina, visse vita eremitica nell'Isola di S. Pietro, detta anche isola Pelagia per devozione a S. Pelagia. Quando venne S. Cataldo a Taranto, nella seconda metà del V secolo, la Fede in queste contrade era illanguidita o del tutto scomparsa, come si legge nella VIII Lezione dell'Ufficio del Santo, per mancanza di Clero e di Pastori. Molteplici e varie dovettero essere le cause per cui la Cattolica Fede in questa città venne a trovarsi in sì tristi condizioni. Ma queste ragioni sono meno da attribuirsi alle persecuzioni che all'invadenza delle dottrine anticattoliche e scismatiche che piovevano da Bisanzio. le persecuzioni non giunsero in in questa estrema plaga, al tallone d'Italia, o vi giunsero assai debolmente. - Non vi giunsero al tempo degli Imperatori Romani, sia perché costoro avevano interesse a non promuovere movimenti e ribellioni in questa Regione che si sentiva orgogliosa della passata grandezza, sia perchè, essendo Taranto un luogo di delizie, molti funzionari Romani venivano qui con gran piacere. Non essendovi stata inoltre continuazione di Vescovi dopo Amasiano, le popolazioni erano tornate in buona parte all'antica idolatria. Non vi furono persecuzioni cruenti da parte degl'Imperatori bizantini e da parte di Giuliano l'Apostata, i quali si servivano di ben altre armi per combattere la Fede Cattolica. Poi ci erano i Manichei, gli Origenisti, i Priscillianisti, i Pelagiani, e soprattutto l'eresia di Ario e di Nestorio. Queste eresie erano appoggiate, e quasi imposte, dagl'Imperatori Bizantini i quali mandavano quà e là i loro Vescovi eresiarchi, e non riconoscevano i Vescovi legittimi aderenti al Pontefice di Roma. Così è che Taranto stette parecchio tempo senza Clero e senza Pastori.


L'IRLANDA, L'ISOLA DEI SANTI

 

L'irlanda, o Hibernia dei Romani, o Jerme o Erin come si chiamava nel linguaggio indigeno dei suoi primi abitatori, ai tempi di S. Cataldo era divisa in quattro Province: Connacia, oggi Connaught, ad Owest: Lagesia, o Lagenia, oggi Leinster, ad Sud-Est Monomia o Mummonia, oggi Meat o Munster a Sud-Owest; Ultonia, oggi Ulster, a Nord. Il Munster è la più pittoresca delle Quattro regioni: il paese è montagnoso: non mancano però delle pianure bagnate da fiumi ricchissimi di acque come lo Schannon ed il Borrow, che formano i magnifici estauri di Waterford, di Dungarvan, di Youghal, ed altri meno importanti. Notevole è l'isola di Moma (oggi Anglesey) tra la Brettagna e l'Ibernia, rinomata come sede dei Druidi. Già sin dal tramonto del secolo IV (397 o 398) la Religione Cristiana, per mezzo di missionari rimasti ignorati e partiti dalla Gallia, o per mezzo di prigionieri cristiani presi dai pirati, come soleva in quei tempi accadere, o d'individui convertiti all'estero, aveva illuminato alcune tribù idolatre; ma insieme con essa erasi sparsa anche l'eresia di Pelagio. La massima parte dell'isola era immersa nelle tenebre del paganesimo, ed era ancora selvaggia, come ai tempi di Cesare. due istituzioni soprattutto erano i principali ostacoli all'incivilimento di essa: il tanistry che riguardava la successione alle cariche pubbliche, e il gavelkind che riguardava la successione dei beni. Col tanistry le cariche non solo non erano concedute per elezione, ma i successori (tanist) erano designati mentre erano ancor vivi coloro che le possedevano. Quindi gare e discordie sanguinose e interminabili. Col gavelkind, morto il capo famiglia, il patrimonio veniva inglobato nella massa generale dello Stato. Allora il canfinny, secondo i meriti e il favore, assegnava una nuova porzione di beni ai figliuoli maschi del defunto. Che bei progressi dovevano fare con quelle due istituzioni, diciamola la parola, bolsceviche, l'agricoltura e la civiltà! Verso il 425 il Pontefice Celestino I vi mandò il Vescovo Palladio. Questa missione non ebbe buon esito per moltissime difficoltà. Ma Dio, giardiniere sapientissimo, si compiacque di gettare in quella terra il seme di uomini santi, i quali poi, rispondendo alla Grazia, divennero i Missionari, gli Apostoli, non solo di quell'isola, ma anche di terre lontane, di là dai mari e dagli Oceani, per la diffusione del regno di Gesù Cristo sulla terra; onde quell'isola fu chiamata l'Isola dei Santi. Quest'isola fu giustamente rassomigliata ad un'alveare da cui sciami di api si recano altrove a far il miele. Anche S. Bernardo scrisse che dall'Irlanda, come da una sorgente inestinguibile, folle di Santi erano scese verso terre straniere. Fra i primi Apostoli e Missionari nati in Irlanda è da annoverarsi S. Cataldo.


 

EPOCA DELLA NASCITA DI S. CATALDO

 

Non ci è noto l'anno in cui nacque S. Cataldo; ci sono note però alcune circostanze che ci possono far determinare con molta probabilità l'epoca della sua nascita. - La prima è questa: che egli visse ai tempi di S. Patrizio del quale fu discepolo. Il Colgan, chiarissimo Storico Irlandese, che scrisse la Vita di S. Patrizio, nell'elenco dei discepoli di costui, ne enumera oltre duecento, e segna S. Cataldo al 129° posto, nel numero dei Vescovi, insieme con Lomanus e Fortcherius. L'altra circostanza è questa: Esiste nel nostro Duomo di Taranto un'aurea crocetta benedizionale trovata sul corpo di S. Cataldo il giorno del suo rinvenimento, il 10 maggio 1051 ( o secondo altri il 1071), su cui è scritto con caratteri latini Cataldus; e poichè i caratteri latini, come vedremo in appresso, furono introdotti in Irlanda da S. Patrizio; dunque non prima di S. Patrizio visse S. Cataldo, ma fu o a lui contemporaneo o posteriore. - Terza circostanza: alla fine del V sec. in Taranto era già stabilita la Gerarchia ecclesiastica. Esiste infatti una lettera del Pontefice S. Gelasio al Vescovo di Taranto nel 492, circa l'amministrazione del Battesimo: lettera riportata dal Merodio (Lib. III cap. IV) e dai Mansi (Concil. Collectio VIII, pag.535). Ora tutti sanno che S. Patrizio si recò in Irlanda nel 432. Ammesso che S. Cataldo sia stato conosciuto, e poi ordinato sacerdote e consacrato Vescovo da S. Patrizio tra il 435 e 440 in età di 30 anni, possiamo venire a questa conclusione.


Nascita di S. Cataldo tra il 400 e il 405;
Eletto sacerdote e consacrato Vescovo tra il 435-440;
Partenza pei Luoghi Santi nella 2° metà del V secolo;
Lungo Episcopato in Taranto almeno di 15 o 20 anni;
Morì vecchio in Taranto tra il 475 e il 480.

 


NASCITA DI S. CATALDO

 

Dodici miglia lontano da Lismore, su una collina che dai Romani, dopo l'annessione, fu detta Mons Fabae, eravi una città che in lingua indigena chiamavasi Rath-cua o Rath-cau e presso i latini Rachau. E' la città segnata negli Atlanti moderni col nome di Rath-Kormak. Ai piedi di essa scorreva e scorre il fiume Bride. Il castello era abitato da due nobili giovani sposi: Euco Sambiak ed Aclena o catilena Milar, i quali ammaestrati nella Fede per opera di Missionari o di Cristiani venuti dalla Gallia, erano ferventi cristiani. La nascita del futuro Apostolo di Taranto fu preceduta e accompagnata da luminosi prodigi; quasi Dio volesse annunziare quale grande Apostolo egli preparava per l'Irlanda e per Taranto. Mentre la madre - riferisco qui le parole del Merodio- era per partorire, apparve sopra il tetto di casa sua una gran luce: segno evidentissimo del gran lume o dottrina con cui quel Santo che nasceva, doveva illuminare il Cristianesimo. Viveva allora il Rachau, un uomo di santa vita chiamato in lingua irlandese Dico e nella nostra italiana Dionisio, che dotato da Dio dello spirito di profezia, vedendo quella luce prodigiosa, si recò frettolosamente alla casa di Aclena e le disse: Sta di buon animo, o donna, perchè tu partorirai un bambino che nella sua vita sarà il propugnacolo della vera Fede, l'onore dei genitori e della sua patria, e maestro di straniere nazioni. A questo prodigio se ne aggiunsero altri riferentesi all'infanzia del bambinello. Dopo alcuni giorni dalla nascita di Cataldo, Aclena infermatasi venne a morte. Il bambinello, come se già avesse l'uso della ragione, prevenuto dalla Grazia, cioè mosso da quella mano onnipotente che voleva fare di lui un gran Santo, si appressa all'estinta madre, tende le manine come per carezzarla, e con un bacio la fa ritornare in vita. - Un altro giorno il bambinello, nei suoi innocenti trastulli, cadde col capo sul pavimento della casa. La pietra su cui cadde si rammolì come tenera cera, ricevendone l'impronta. La pietra in seguito fu dai cittadini devoti messa a cielo scoperto, come monumento di devozione e fiducia verso il Santo. Quando pioveva si riempiva di acqua come rimedio nei casi più disperati, e venivano per mezzo di essa risanati da qualunque infermità. Questi fatti erano riferiti per esteso nelle Lezioni del 2° Notturno dell'Ufficio che, composto ed approvato ai tempi di Drogone, si recitava in Taranto sino al sec. XVI. Il Card. Sirleto le abbreviò.


 

I PRIMI ANNI

 

Ab infantia placuit Deo.
 

Flos pudicitiae, Lilium candoris, Vas Sanctitatis et gratiae, Honor fidelium.
(Antifona ed Inno nei primi Vespri, nella festa del Patrocinio).

 

I genitori di Cataldo, felici di aver ricevuto questo figliuolo, pieni di fervore, conscii della loro responsabilità, a differenza di quanto si fa oggi in tante famiglie, ove non si pensa che a balli, a feste, a golosità, e a mode, educarono il fanciullo, fin dai primi anni, alla più tenera e soda pietà. Fuori spirava il soffio velenoso dell'idolatria, dell'eresia e dell'indifferentismo; nella casa di Cataldo si respirava invece un'aria tutta piena di amore verso Dio e di carità verso il prossimo. I genitori insegnavano al piccolo Cataldo, con la parola e con l'esempio, l'amore alla preghiera, l'abitudine all'ubbidienza, all'ordine, alla mortificazione, allo spirito di sacrificio; gl'insegnavano a fuggire gli allettamenti delle passioni e a dominarle. Procurarono anche di dargli una salda istruzione, sicché il giovinetto, a misura che cresceva negli anni, cresceva altresì nella virtù e nella dottrina, tanto da destare l'ammirazione e l'affetto di quanti lo avvicinavano. Docile ed ubbidiente coi genitori, premuroso e diligente nell'adempimento dei suoi doveri di discepolo, caritatevole verso i bisognosi, egli fece della purezza la sua prerogativa indivisibile, ed egli la conservò con la preghiera, con la meditazione, con la lettura dei libri santi, con la mortificazione dei sensi e con la devozione a Maria SS.ma. - Essendosi dato con ardore agli studi delle lettere e delle scienze, nonchè della S. Scrittura, fece in breve sì rapidi progressi, che diventò uno dei più celebri Dottori di quella Regione e del suo tempo. E i dotti in quel tempo erano davvero apprezzati; ottenevano le più alte cariche e i più grandi onori!


 

DOTTORE IN LISMORE

 

Splendes doctrinae radiis.
Fultus Christi praesidio, scientia excelluit.
(Nell'inno e nelle antifone dei primi Vespri della festa del Patrocinio)

 

Nella contea di Limerik, situata a S. Ow. dell'isola, a pochi chilometri dal fiume Blakwoter, su un'amena collina, sorge la città di Lismore. Conta oggi circa 30.000 abitanti; ma a quei tempi era un gran centro molto frequentato, perché essendo il fiume in gran parte navigabile, e formando esso un magnifico estuario, riusciva assai agevole agli Scozzesi, ai Brittani, ai Germani, ai Galli, agl'Iberi di recarvisi. Era inoltre un centro di studi che si distingueva dagli altri di tutta l'Isola, come quello che più aveva risentito dell'influsso del Cristianesimo, già praticato da nazioni vicine: vi era stata perciò istituita da poco una grande Università di studi: Università non nel senso moderno della parola, ma nel senso Latino di Studia, o nel senso greco di Accademia, cioè luogo pubblico, ove, dopo gli studi del trivium e del quadrivium, s'insegnava l'università delle scienze, rendendo i giovani atti a entrare negli arringhi liberali. Il nostro Cataldo, tra i 20 e i 25 anni, di bella presenza, di maniere distinte, di animo nobilissimo, di un casato illustre, ricco di ogni bene di fortuna e fornito soprattutto di smagliante ingegno, attrasse l'attenzione di tutti. Lì aveva iniziato i suoi studi superiori, e lì li aveva, non dirò compiuti, perché lo studio, la ricerca ansiosa del sapere non ha mai termine, ma intensificati ed estesi. Col suo vivido ingegno, e con la infocata sua parola aveva creato intorno a sé una larga corrente di simpatia. E in quella Università appunto egli incominciò a insegnare. Il suo nome correva di bocca in bocca. Era in quella contrada il giovane più amato e rispettato di quei tempi. - Attratti dalla fama del suo sapere accorrevano a Lismore moltissimi dal Gallese, dalla Bretagna, dalla Scozia, dalla Germania e dalle altre terre vicine, mentre in tutto il resto dell'Isola, cioè nella altre tre Regioni, dominava il paganesimo; e dove era giunto il Cristianesimo, vi era giunto con gli errori del Pelagianesimo. Già alcuni anni prima, verso il 425, S. Palladio, della Scozia, attraversando il Canale, si era provato a predicare il Vangelo a quei barbari, ma non vi era riuscito. Come giunse a Roma la notizia della morte di San Palladio, il Papa S. Celestino I°, pensò di mandarvi uno che conoscesse benissimo la lingua e i costumi di quelle popolazioni, e vi mandò S. Patrizio. Ma chi era S. Patrizio? E' necessario dire alcunché di questo primo Apostolo dell'Irlanda, per poter comprendere molte cose circa lo spirito di S. Cataldo e di molti Santi di quell'Isola, e per poter confermare ancora una volta l'epoca della nascita di S.Cataldo.


 

S. PATRIZIO

 

Patrizio era nato in Iscozia, e propriamente in Kille-Patrick, da famiglia Cristiana, verso il 375, nei pressi della città di Alcud. Oggidì Dumbritton. - Il suo nome di nascita era Succart; e Patrizio non era che un agnome o soprannome; come oggi si direbbe da noi il Napoletano, il Leccese, il Bolognese, l'Americano per indicare uno che sia nato a Napoli, a Lecce, a Bologna, o in America, e del quale non si sa, o non si ricorda , o non si vuole dire il nome.- Giovanetto di quindici anni venne fatto prigioniero dai pirati e condotto in Irlanda, dove rimase cinque o sei anni, durante i quali apprese la lingua e i costumi del paese: contemporaneamente egli faceva conoscere, a chi lo avvicinava,le verita' della Fede Cattolica.- Ottenuta la liberta' e condotto in Gallia, nel 400 entro' nel Monastero di San Martino. Ivi riceve' la tonsura monastica e torno' di nuovo in Bretagna, donde poi venne in Italia. Qui passo sette anni a visitare i monasteri del paese e delle Isole vicine. Cosi' si spiega perche' il nome di San Patrizio è famoso in moltissime nostre contrade.- Ordinato Sacerdote stette tre anni presso S. Seniore Vescovo di Pisa.- Dotato di spirito missionario, egli penso' di lavorare per la conversione dell'Irlanda; e nel 410 o 411, vi ando', ma inutilmente, perchè i barbari non lo vollero ascoltare. Ritorno' in Gallia ove, passò sette anni presso S. Germano e nove anni da eremita nell'isola di Arles, cioè a Lèrin. Per consiglio di S. Germano si reco' a Roma. Allora era Papa San Celestino I. Il grande pontefice ne apprezzo le doti, e dopo averlo inseguito consacrato Vescovo a Torino, chiamandolo non con il nome proprio di Succart, ma col soprannome di Patrizio, perchè era nato, coma abbiamo dett, a Kille Patrik lo invio' in Irlanda nel 432. Cola' il santo Vescovo Missionario predico' con successo , sostenuto dai miracoli. Fondo' Monasteri, organizzo il Clero, percorrendo in lungo e in largo l'Isola. Fu il primo ad introdurre in Irlandai caratteri latini; e si ritiene che abbia scritto dei libri scolastici per diffondere in quell'isola la cultura latina. Tenne in Irlanda due Concili Nazionali . Torno' in Italia per prendere parte al Concilio Generale indetto dal Papa S. Ilario nel 462. Tornato in Irlanda, gia' inoltrato negli anni, si ritiro' nel suo romitaggio di Dowun, ossia nel primo cenobio da lui fondato, e lì morì verso il 475, quasi centenario. Fu chiamato l'Apostolo d'Irlanda.


 

SAN PATRIZIO E SAN CATALDO

 

Nel 432, come abbiamo detto, una nave approdava nel Golfo di Dublino, ossia nell'estuario formato dal Canal Grande e dal Royal-can, e vi sbarcava il Vescovo San Patrizio, il Rappresentante o Delegato del Pontefice di Roma, il cui nome suonavagia' glorioso e benedetto tra i Cristiani dell'Isola e temuto dagl'idolatri e dagli eretici della Regione. S. Patrizio aveva allora di poco varcato i 54 anni. Dublino è messo nella Provincia del Leinster o Lagesia, e dista da Lismore circa 60 miglia. Agli orecchi di Cataldo giunse notizia dell'arrivo di colui che veniva in Irlanda con la pienezza del Sacerdizio, con una missione del Pontefice di Roma, con l'aureola della scienza e della sanità; e agli orecchi di Patrizio giunse anche ben presto notizia della dottrina e dei meriti di Cataldo, della sua pietà e dell'apostolato che esercitava col suo insegnamento. Nacque naturalmente in ambedue il bisogno di incontrarsi, di conoscersi personalmente, in una parola, d'intendersi. I Santi si comprendono tra di loro. Oh come si comprendono! Cataldo pur godendo dei piu' alti onori a causa del suo insegnamento, penseva che a nulla giova la dottrina, la cognizione di tutte le scienze, se essa, con sincero affetto e con pieta' non conduce a Dio; e percio' ripeteva sovente con S. Agostino: Inquietum est cor meum donec requiescat in Te. Patrizio, a sua volta, per interna rivelazione, mosse alla ricerca di Cataldo. E l'incontro avvenne. Che cosa sia accaduto in questo incontro, quali parole, quali pensieri si siano scambiati, è cosa più facile a immaginarsi che a descriversi. Patrizio conobbe in Cataldo un giovine cristiano fornito di grande dottrina e di meravigliosa attività, e pensando all'attività grande che il Professore dell'Università di Lismore avrebbe procurato al Cristianesimo, lo confermò nella Fede, e poi lo arruolò nel numero degli ecclesiastici e l'ordinò Sacerdote. Fondò poi colà una comunità di ecclesiastici a cui pose a capo Cataldo. Da allora Cataldo si disse discepolo di S. Patrizio. Dopo aver assicurato il culto religioso in Lismore e in tutta la contrada, affidandone lo sviluppo a Cataldo, Patrizio si recò nelle altre province per diffondere il Vangelo, per combattervi il Pelagianismo e stabilirvi il Clero e la Gerarchia. Fondò molti monasteri, e, tra i primi, il Monastero di Sabal nell'Ultonia. Con l'autorità del Sommo Pontefice creò la Chiesa Metropolitana di Armagh od Armancani nella Lagesia. Tenne due Concili Generali per provvedere ai più urgenti bisogni della Chiesa e alla disciplina; finalmente carico di anni e di meriti morì, quasi centenario, come abbiamo detto, a Dowun.


 

VITA DI APOSTOLATO DI S. CATALDO

 

Dum hic praeceptum Domini praedicat
Hibernis, Christo credunt quam plurimi, signis datis supernis.
(Antif. II. del 1. Notturno nella festa del Patroc.)

 

Cataldo, sorretto com'era dalla grazia, con la guida e con l'esempio di un sì gran maestro, posto all'altezza della dignità sacerdotale, non solo potè rivolgere tutto il suo animo al culto e all'imitazione di Gesù Cristo, ma potè altresì spiegare tutto il suo spirito di apostolo nella diffusione del Vangelo. Con la sua profonda dottrina e con l'esempio della sua santità, era, come abbiamo detto, un faro luminoso, a cui tutti rivolgevano in quella contrada i loro sguardi. Egli alternava le fatiche della scuola - che solo i veri insegnanti sanno quanto siano gravose - con la meditazione, con ferventi e ferverose preghiere, con le aspre penitenze, e con l'andare per le città e sobborghi vicini a dirozzare il popolo ed istruirlo sulle verità eterne, e trascinare le anime a penitenza e a guidarle pel sentiero della virtù. Il Signore si compiacque di concedergli di confermare con stupendi miracoli la sua predicazione, onde la Chiesa potè contare su di Lui:

 

Splendens doctrinae radiis.
Conservas legem Excelsi
Miraculis coruscavit.

(Inno dei Vespri; e Antif. 2. dei Vespri del Patricinio)


 

S. CATALDO FABBRICA UNA CHIESA IN ONORE DI MARIA SS.MA-SUOI PRIMI MIRACOLI

 

Si era da poco celebrato il IV Concilio di Efeso (anno 431), il grande Concilio convocato da Teodosio 2° e presieduto da S. Cirillo di Alessandria, rappresentante del Papa Celestino I, ove erano intervenuti ben 200 vescovi. Era stata in quel Concilio condannata l'empia eresia di Nestorio, il quale affermando che in Gesù Cristo vi fossero due persone distinte, cioè una umana e l'altra divina, sosteneva non essere la Vergine Maria Madre di Dio, ma solamente la madre di Gesù Cristo uomo. Era naturale che tutta la Cristianità, stigmatizzando l'eresia, solennizzasse in molteplici maniere il trionfo di Maria. Cataldo adunque ardendo di devoto affetto verso la gran Madre di Dio, esortò il popolo di Racau a fabbricare una chiesa in onore della Immacolata Madre del Signore. - Si pose mano a scavare le fondamenta; molti operai erano addetti al lavoro. Egli stesso con cristiano ardore, quando le molteplici occupazioni del suo ministero glielo consentivano, prendeva il piccone e il badile e lavorava insieme con gli operai. Una mattina un giovane addetto ai lavori di scavo, per un franamento avvenuto, rimase sepolto dalla terra e dalle pietre. Alcuni operai accorsi lo estrassero semivivo. Come il padre del giovane ebbe notizia del mortale infortunio, corse sul posto per rammaricarsi con Cataldo, perchè perdeva il suo unica figliuolo, sostegno dei suoi anni, ed anche per implorarne, mercè le sue preci, la guarigione. Il Santo Sacerdote era in quel momento lontano, per gli uffici del suo ministero, nelle campagne vicine. Che fare? Il desolato padre si reca immediatamente presso la piccola fonte formata dalla pietra che, come abbiamo detto, aveva ricevuto l'impronta dalla testa del bambinello Cataldo, e che pei meriti del Santo era diventata miracolosa; ma avendola trovata asciutta, in preda a vivo dolore, ritornò presso il figlio, il quale, intanto, aveva esalato l'ultimo respiro. - Tornato a sera Cataldo dalle opere del suo ministero, l'afflitto padre gli presenta il cadavere del figlio, e con le lagrime agli occhi, lo supplica di restituirgli la vita. Cataldo a quella vista mosso a pietà, prende per mano il giovine, e alzando gli occhi al cielo, dopo una breve orazione, lo restituisce vivo al padre. Così le lagrime di dolore del vecchio padre e degli astanti si cambiano in lagrime di gioia.


 

MORTE DEI GENITORI. S. CATALDO FABBRICA UN'ALTRA CHIESA

 

Morirono intanto a Racau i suoi genitori; prima il padre, poi, dopo qualche anno, la madre, rassegnati e carichi di buone opere, che diedero ad essi giusta speranza di mercede eterna. - Vedendosi Cataldo sciolto dai legami della carne e del sangue, che erano i più forti, non soffrì di lasciarsi incatenare da quelli più deboli, da quelli cioè delle numerose sostanze lasciategli in eredità. - Seguendo il consiglio del Vangelo, vendè tutti i suoi beni e ne dispensò il prezzo ai poveri. Crescendo intanto la stima e la venerazione di tutti verso di lui, e conoscendo egli quanto sia facile cosa, anche ad uomini santi, lasciarsi vincere dalla vanagloria, per fuggire il pericolo, si portò tosto di bel nuovo a Lismore. - Colà, infiammato dallo zelo della gloria di Dio intraprese la fabbrica di una nuova chiesa. ed anche in questa occasione, volle il Signore con un caso meraviglioso, dimostrare quanto avesse caro il servizio che gli prestava il fedele suo servo. Cadde infermo di una grave malattia, in uno dei paesi vicini a Lismore, il giovine figlio di un valoroso soldato. Si ricorse invano a tutti i rimedi della scienza; il giovine figlio di un valoroso soldato. Si ricorse invano a tutti i rimedi della scienza; il giovine uscì di vita. Gli afflitti genitori, confidando nella santità di Cataldo, trasportarono sino a Lismore il cadavere, e lo presentarono a lui, pregando che gli restituisse la vita. Cataldo trovavasi in quel momento insieme con gli operai intenti ai lavori della nuova chiesa. Alla vista di tanto dolore dei genitori e dei parenti che lo supplicavano, nella sua umiltà disse : "E chi sono io che posso risuscitare i morti? Dio solo può fare ciò; perciò a Dio solo e non agli uomini dovete ricorrere". Ma l'addolorato padre senza perdersi di fiducia, perseverando nella preghiera, depose il cadavere del figlio presso le fondamenta della chiesa, dicendo: "Non mi allontanerò di qui, se non mi fai la grazia". - Il Santo allora, onde dimostrare che non alla sua persona ma al frutto della preghiera, doveva attribuirsi il miracolo, invita il padre a pregare fervosamente e continua a lavorare. Ma maneggiando egli il badile, un pò il terriccio va a cadere sul cadavere. A quel tocco di giovinetto riacquista tutto ad un tratto la vita, e tra la più grande allegrezza e meraviglia viene consegnato ai genitori. Col tempo detta Chiesa si chiamò Chiesa di S. Cataldo. dentro di essa vi era una cappella ed un altare dedicato a Maria Vergine, fatta dipingere dal Santo col nome di Madonna Grande.

 

 

GLI OSTACOLI

 

L'inferno, nemico di ogni bene, non mancò di aguzzare le sue armi contro l'uomo del signore che, con la predicazione, con l'esempio delle sue virtù, con la preghiera, faceva opere tanto vantaggiose ai cristiani di quelle città e dei paesi vicini. Nel V secolo buona parte dell'Irlanda era ancora sotto l'influenza della religione druidica, con sacerdoti druidici, con comunità druidiche. I banditori del Vangelo avevano dunque molti ostacoli da superare. E che le cose non andassero punto lisce pei cristiani e pei Sacerdoti Cattolici di quei tempi in Irlanda, appare dalla lettera di S. Patrizio diretta ai Cristiani soggetti al tiranno Carotico. Pervenne agli orecchi del Re la nuova dei miracoli del Santo Sacerdote e dello zelo che spiegava per la diffusione del Cristianesimo. Il re, preso dal desiderio di sapere come stessero le cose, ne richiese al Duca di Meltride. Ma costui, uomo superbo e di pessimi costumi, gli fece credere che Cataldo sovvertiva le turbe contro gli ordinamenti politici e le costumanze del paese, che aspirava da abbattere il Potere regio e l'ordinamento sociale di tutta la Regione; e che i miracoli che Cataldo operava, erano da attribuirsi a sortilegi e a diabolici inganni. Il re che aveva ancora la mente ingombra da superstizioni, e forse anche timoroso che un giorno o l'altro avrebbe sbalzato dal trono, dando ascolto al malvagio consigliere, si recò di persona a Lismore, fece ricercare il Santo, lo fece legare con due catene e lo fece gettare nel fondo di una oscura prigione, poi determinò di dargli addirittura lo sfratto dall'Isola.- Ma Dio veglia a difesa dell'innocente!

 

 

IL SOGNO LIBERATORE

 

La sera il Re andò a letto, ma con l'anima in tumulto per quanto aveva fatto contro Cataldo e per quanto aveva stabilito di fare il giorno seguente. Finalmente riuscì a prendere sonno. Ma mentre dormiva, vide nel sogno due Angeli. L'uno con volto truce e con la spada sguainata lo minacciava dicendo: "Troverai perdono presso Dio, se, facendo penitenza del tuo peccato, darai a Cataldo il Ducato di Meltride. Sappi, o re, che questa notte stessa l'empio Duca è morto in pena della sua perfidia e dell'empio consiglio che ti ha dato ". Atterrito il Re si svegliò, e mentre raccontava alla Regina il sogno che aveva fatto, ecco che si presenta un messo il quale lo informa dell'avvenuta morte del Duca in Meltride. Maggiormente intimorito dall'avvenimento, il re comanda che immediatamente Cataldo venga liberato dalla prigione e condotto alla sua presenza.

 

 

LA LIBERAZIONE ED IL TRIONFO

 

Vien condotto Cataldo innanzi al Re con grande sorpresa e meraviglia dei familiari e delle guardie che lo accompagnavano. Il Re gli va incontro, e con le lagrime agli occhi, gli chiede perdono dell'ingiusto trattamento fattogli; lo prega intanto di accettare il Vescovato di Racau, ossia, secondo l'uso di quei tempi in Irlanda, di fondare una comunità religiosa a cui Egli stesse a capo. Il santo Sacerdote, al mirare tanta umiltà del re, gli risponde: " Tu, o Re, non hai bisogno del mio perdono, perchè Dio conoscendo i tuoi nuovi sentimenti, già ti ha perdonato. La Provvidenza ha permesso ciò per umiliare me povero sacerdote, per sperimentare la mia rassegnazione e per preservarmi da ogni pericolo di vanità e di orgoglio; ma anche pel tuo bene spirituale, o Re. Quanto poi all'Episcopato, io ti prego di esimermi da tale dignità, perchè anche senza tale dignità, io continuerò con maggior fervore a lavorare ad estendere il regno di Gesù Cristo di cui sono umile ministro " . Il Re mirando in lui la profonda umiltà e il totale distacco dalle terrene ricchezze, ripetè a lui il sogno che aveva fatto, e informandolo della morte del duca, lo pregò di accettare e l'Episcopato di Racau e il Ducato di Meltride. Cataldo piegando il capo, adorò i disegni della Provvidenza. Il Re con grandi onori lo fece accompagnare sino alla sua abitazione e alla Chiesa in costruzione. - Egli stesso contribuì col suo danaro, perchè in Racau si costruisse una grande chiesa cattedrale con una magnifica casa o Convento che accogliesse il clero alla dipendenza di Cataldo.

 

 

S. CATALDO VESCOVO

 

Era costume a quei tempi che i Vescovi venissero eletti dal Clero e dal Popolo, e poi confermati dal Sommo Pontefice o da chi ne era delegato. - si può facilmente immaginare quale sia stata la gioia del popolo nel vedere il suo Santo Pastore liberato dalla prigionia e designato dallo stesso Re all'Episcopato di Racau. Consacrato Vescovo da S. Patrizio, egli attese con grande diligenza alla cura del gregge da Dio affidatogli. Vedendo poi che la sua Chiesa per le rendite del Ducato di Meltride era diventata ricchissima, e la dicesi era troppo vasta, fondò in quella Provincia - allora detta di Cataldo, o anche Cassilense, dodici Vicarie affidate a 12 cooperatori con facoltà episcopale, sotto l'autorità del Metropolita, o Vescovo Capo, dando in tal modo ammaestramento ai prelati di quel tempo, che le rendite ecclesiastiche non devono in altri usi applicarsi se no a beneficio della Chiesa e del Clero. Mirabile era la sua attività e più mirabile il suo zelo. In questo campo lavorò per circa 15 anni. Avendo il Santo Pastore ridotta con la sua predicazione tutta la provincia di Racau alla Cattolica fede, e avendo insieme con i suoi confratelli condotta a perfezione l'opera incominciata dall'Apostolo S. Patrizio, rassettate le cose della sua Metropoli, volle, come generalmente si usava in quei tempi, recarsi a visitare i Luoghi Santi. Vestitosi in abito da pellegrino e accompagnato da parecchi altri e da un suo congiunto Donateo, il dì 28 novembre parte dall'Iberia per recarsi a Gerusalemme a visitare la Palestina, dove il Salvatore operò la salute del mondo.

 

NEI LUOGHI SANTI

 

Il santo aveva iniziato il suo viaggio alla fine di Novembre con l'idea di trascorrere il Natale a betlemme e portarsi poi a visitare gli altri luoghi. - La nave coi santi pellegrini giunse a Ioppe (oggi Giaffa), la famosa città fondata da Iafet, il porto di arrivo di tutti quelli che, passando per Alessandria, si recano in Palestina. - Da Ioppe, passando per Lidda, una delle prime città che vennero alla Fede per la predicazione di S. Pietro, e per Emmaus, in breve tempo, giunse a Gerusalemme. Durante il viaggio, tra salmi, Inni e cantici, il santo ricorda ai Pellegrini i fatti principali operati dal Signore in quelle terre: l'Horeb, il Sinai, Rama, Ebron, Nazaret, Betlemme. Parlò della predicazione di Gesù Cristo e dei miracoli da Luui operati; della istituzione della santa Eucarestia; della Passione e Morte, e della gloriosa Resurrezzione ed ascensione al cielo, e dell'opera della Corredentrice, la Madre sua Santissima, Maria Vergine. Con questi pensieri e con questi sentimenti, visitò coi suoi compagni Gerusalemme, Betlemme, Rama, Nazaret, il Cenacolo, l'Orto degli Ulivi, il Calvario, il Santo Sepolcro.... Passò poi a visitare la Galilea, teatro della predicazione di Gesù e dei più importanti miracoli, ed ove raccolse i primi apostoli: Pietro, Giacomo, Giovanni, Matteo, Andrea. - La vista di quei luoghi, lì dove ogni zolla, ogni pietra parla di Dio, del suo figliuolo Gesù Cristo, di Maria Vergine, dei Patriarchi, dei Profeti, faceva crescere ed ingigantire nell'animo di Cataldo quel desiderio che era già spuntato allorchè era in Irlanda, di separarsi interamente dal mondo e seguire l'esempio degli anacoreti, cioè di coloro che nella solitudine sollevansi a Dio con la contamplazione delle sue infinite imperfezioni, e per mezzo della preghiera e della penitenza riuscivano a farsi Santi. Gli esempi di Paolo, di Antonio, di S. Nilo il vecchio, di Isidoro da Pelusio, e di altri Eremiti della Tebaide lo attraevano. Non si era anche S. Patrizio suo maestro, negli ultimi anni di sua vita, ritirato a vita cenobitica? Egli pensava di ritirarsi nella Tebaide, nella Scizia o nella solitudine del Caucaso. Ma oh quanto sono diversi i giudizi di Dio da quelli degli uomini! Mentre egli pensava di farsi Anacoreta, Dio gli affidava un'altra missione.

 

 

LA VISIONE

 

"Viso Domini sepulcro"
(Antif. 3. dei Vespri; festa del Patrocinio).

 

Un giorno Cataldo era prostrato sul S. Sepolcro, e pregava perchè il Signore gli facesse conoscere la sua volontà, quando ha una mirabile visione. Gli par di vedere nostro Signore in persona, il quale gli dice: "Cataldo, recati a Taranto, ove la Fede predicata dal mio primo Apostolo Pietro sta in pericolo di perdersi del tutto. Ti costituisco perciò Pastore di quei popoli che si trovano senza guida. Alle tue cure raccomando la Chiesa Tarantina: Vade Tarentum. Va sicuro, perchè al tuo arrivo l'idolatria ripullulata in quel paese, e l'eresia che vi fa stanza, saranno estirpate per opera tua ". - Resta meravigliato e confuso il Santo per una tal visione; pur tuttavia ubbidiente alla voce del Signore, chiama intornoa sè i pellegrini che lo avevano accompagnato, li benedice, e li esorta a ritornare in Patria; ma essi non vogliono distaccarsi da lui e lo pregano di condurli con sè; Cataldo manifesta loro la volontà del Signore, e fa dolce insistenza perchè tornino in Irlanda. Alcuni di essi si fanno eremiti, altri tornano in patria.

 

 

PARTENZA PER L' ITALIA

 

Vi era nel porto una nave greca che si recava in Italia. Il Santo chiese ed ottenne dal comandante della nave di essere condotto in Italia. Il cielo era sereno; il mare era calmo; un leggero zeffiretto gonfiava le vele di poppa; tutto faceva sperare un ottimo viaggio. Ma mentre erano in alto mare, San Cataldo che era dotato di spirito profetico, disse ai marinai: " Preghiamo il Signore, perchè un violento temporale ci sorprenderà. " Ma tardando esso a venire, i marinai che non vedevano in cielo nessuna nube, nessun segno di nessuna tempesta, cominciarono a non prestar fede e a farsene beffe. Ma ecco che dopo mezzogiorno tutto ad un tratto il cielo si abbuia, lampi e tuoni solcano spaventosamente l'aria; una violenta bufera si scatena; alti marosi minacciano d'ingoiar la nave: la furia della onde va ad infrangersi ai fianchi di essa allagandola, un gelido sudore scorre nelle membra dei marinai. La forza del vento spezza un'antenna. Un robusto giovane marinaio sale sull'albero per rimediare a quel danno, ma viene buttato giù dalle furia del vento. La caduta fu tale che il povero giovane si fracassò le membra e spirò fra lo stupore, lo spavento ed il dolore di tutti. Pallidi e tremanti per la morte che era loro davanti, vedendo verificata la profezia di S. Cataldo circa la tempesta, gli si buttano ai piedie con le lagrime agli occhi gli dicono: Servo di Dio, tu che pieno dello spirito del Signore ci presagisti la presente calamità, deh! con le tue preghiere liberaci da questo pericolo! - Con benigne parole Cataldo li incoraggia, raccomandando loro ad avere fede in Dio, ed invita i compagni ed marinai a pregare. Ed ecco che torna il sereno; il vento furioso si calma ed il mare si rabbonisce; ma egli non cessa di pregare se non quando vede risuscitato l'estinto marinaio. - L'inferno aveva suscitato quella tempesta per ostacolare a Cataldo l'arrivo in Italia; Dio l'aveva permesso per manifestare a quei marinai la sua gloria pei meriti del fedele suo servo. Dopo parecchi giorni e parecchie notti di navigazione, la nave giunse nei pressi di Lupia o Lecce in un porticciuolo, Portus Adrianus, che da allora cominciò a chiamarsi Porto S. Cataldo; lì sbarcarono alcuni dei suoi compagni di viaggio, egli invece prese per terra il cammino verso Taranto. Nel territorio di Felline, ora terrà distrutta, presso Manduria, incontrò una giovinetta che custodiva le pecore. Il santo le domandò che paese fosse quello, e quanto ci era sino a Taranto. Ma la giovinetta era sorda e muta, e quindi non rispondeva. S. Cataldo le restituì l'udito e la favella. Come la notizia del miracolo si sparse in Felline e nelle campagne circostanti, fu subito un accorrere ai piedi del santo per conoscere chi fosse questo pellegrino che aveva restituito l'udito e la favella alla pastorella. Il Santo predicò ai cittadini di Felline e li rigenerò alla Fede coll'acqua del Battesimo. In quella contrada, presso il fiumicello Bevagna, anche oggi i contadini vi indicano un pozzo che porta il nome di Pozzo S. Cataldo.

 

 

ARRIVO A TARANTO

 

"Tarentum advenit"
(Antif. 3. di Vespri nella festa del Patroc.)

 

L'antichissima via medioevale che va da Manduria menava a Taranto, era quella che nella pianura di Francavilla, incontrandosi con la via Appia che partiva da Brindisi, conduceva a Taranto. Quella fu la via che percorse S. Cataldo nel venire nell'antica Capitale della Magna Grecia. Arrivato a Taranto, trovò alla porta della città un tale, cieco dalla nascita, che chiedeva l'elemosina ai passanti. Il Santo lo soccorse e poi gli domanda: Dimmi, o fratello, qual Fede professano i cittadini di questa famosa città? - I nostri antenati - risponde il cieco - furono cristiani, ma ora pochissimi sono quelli che adorano il Nazzareno. - Ed il Santo gli domanda ancora: E tu sei Cristiano o Pagano? - Nessuno mi spiegò mai la Fede Cristiana, risponde il poveretto, perchè da molto tempo la nostra città è priva di un Pastore e di Clero che insegni il culto del vero Dio. - Ed il Santo: Se tu con vera Fede crederai in Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo, e nella SS.ma Trinità, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, e contemporaneamente nel nome della SS. Trinità riceverai il Battesimo, io ti assicuro che riceverai la luce degli occhi e della mente. Il cieco risponde: Io credo, o Signore, a quanto voi dite; affrettatevi a darmi il Battesimo. - Il Santo prende dell'acqua e lo battezza. - Subito il cieco riceve la vista, e tutto giubilante si dà a gridare: Vevite, accorrete, o cittadini; vedete l'uomo che col Santo Battesimo mi ha dato la vista. - Essendo colà accorsi moltissimi cittadini attratti dalla notizia del miracolo, il Santo cominciò a predicare quel Vangelo che una volta l' Apostolo Pietro e Marco suo discepolo avevano predicato in questa città. Fu tanta la meraviglia e l'entusiasmo che destò questo avvenimento tra i presenti, e tanta la efficacia delle parole del Santo, che senza contraddizione alcuna, tutti abbracciarono la Fede di Cristo. Si sparse così la fama dei miracoli e della santità del nuovo Presule per la città e pei villaggi circonvicini. Molti pagani rinunziarono al culto degl'Idoli imposti dai seguaci di Giuliano l'Apostata, e molti ariani passarono alla Fede Cattolica. - La città allora si estendeva, come oggi, sino a Porta Temenide, (oggi Montegranaro); ma egli fece certamente la sua prima predica, dopo la guarigione del cieco, all'ingresso della città, forse dove oggi è la Cripta del Redentore, a Solito. Ma poi è naturale che facesse centro di irradiamento della sua opera missionaria l'Acropoli, ossia la città alta, costruita su sporgenza naturale, o su uno scoglio circondato da forti mura e dal mare. - non aveva anche S. Paolo cominciato dall'espugnare gli animi dei sapienti dell'Areopago, messo su una collina di fronte all'Acropoli, dedicata a Marte e separata dalla città? Quando si è fatta presa sull'animo di coloro che sono al governo della cosa pubblica e sull'animo dei Comandanti militari, la missione riesce molto più facile. E San Cataldo aveva due cose con sè: una naturale: la dottrina congiunta dell'eloquenza; l'altra soprannaturale, comunicatagli da Dio: i miracoli. L'Acropoli di Taranto, a quei tempi, ossia ai tempi della città greco-romana, era quella striscia di terra lunga poco meno di 200 metri, cioè dall'attuale Corso Vittorio Emanuele sino alla Via di Mezzo, che a quei tempi non esisteva. Nell'Acropoli, presso i Pagani, vi erano i templi dei Numi protettori della città. Ed infatti nell'acropoli di Taranto vi erano il Tempio della Vittoria, il Tempio di Minerva, il Tempio di Venere, il Tempio della Pace. Lì, primo pensiero del Santo fu di trasformare il Tempio della Vittoria in Chiesa Cristiana, dedicandola a Maria SS.ma sugli errori ed idoli del paganesimo e sull'eresia di Ario. - Come attestato poi di gratitudine per il felice arrivo a Taranto, seguendo un'usanza comune a quei tempi, edificò poco lontano dal tempio dedicato a Maria, una Cappelletta prospiciente al mare, in onore di S. Giovanni, che a quei tempi, ed anche oggi, si riteneva e si ritiene Protettore contro le tempeste di mare e di terra: cappellina a cui diede nome di S. Giovanni di Galilea. Più tardi anche il tempio di Venere ed il tempio di Diana ed altri templi pagani furono trasformati in chiese cristiane. Così a poco a poco Taranto fu rigenerata al Cristianesimo. - Tra i più eletti neofiti da lui convertiti scelse i suoi coaudiatori, ed istituì così il Clero. Ordinò Sacerdoti, Diaconi, Chierici perfino nelle borgate e nella campagne. Introdusse l'uso, seguendo in ciò l'esempio di S. Ambrogio e di S. Agostino, di far cantare dal Clero alternativamente nel coro i salmi e gl'inni. Istituì case per sacre Vergini le quali erano intente alla preghiera, al digiuno, al lavoro manuale. Vestivano esse, come in altre case religiose descritte da San Girolamo, abiti modesti, di colore oscuro, con una cintura di lana. Recitavano in casa i Salmi nelle ore canoniche; nelle Domeniche poi e nei giorni festivi si recavano alle chiese ove assistevano alla celebrazione dei Divini Misteri in luogo distinto. In breve tempo il Santo Vescovo con la predicazione, con l'esempio della sua vita, e coi miracoli condusse la città al culto del vero Dio e alla pratica della Religione di Gesù Cristo. Egli, a somiglianza di S. Agostino, di cui, come S. Patrizio, seguiva la Regola, viveva in comune coi sacedoti e coi novizi che avrebbero raggiunto poi il Sacerdozio. - Spento nell'animo suo ogni egoismo e sentimento mondano, ardeva solo di amore verso Dio, e ogni suo intento mirava alla Gloria di Lui, alla diffusione del regno di Gesù Cristo e alla venerazione della sua sua Madre SS., la Beata Vergine Maria. Soccorreva, con denaro e con consiglio, le vedove, gli orfani, gli oppressi, tutti i miseri. Si studiò di mantenere libera ed indipendente la Chiesa di Taranto da ogni ingerenza di potere secolare. Attese con zelo alla predicazione, alla preghiera, e con ogni sollecitudine e carità al Pastoral ministero. La sua attività di Vescovo non si restrinse solo a Taranto, e a quanti da lontano correvano a lui per essere catechizzati, ma si estese anche alle città e ai paesi circonvicini e a vantaggio di quelle chiese che per la nequizia dei tempi erano vedovate dei loro Pastori. Ardente di zelo per la salute delle anime, egli pareva moltiplicarsi ed era dappertutto. Dovunque egli volgesse il passo, qvresti visto affollarsi di gente intorno a lui e baciargli le mani o il lembo del pallio, e per ringraziare Dio di aver loro inviato un grande Apostolo in questi luoghi. Quanto tempo sia vissuto a Taranto, non si sa con precisione: forse una ventina d'anni. Si sa però che morì molto vecchio, e che egli governò per lungo tempo la Chiesa tarantina.

 

 

MORTE DI S. CATALDO

 

Migrans e mundo

 

Il secolo V volgeva al tramonto. Si era tra il 475 e il 480. L'impero romano d'Occidente finiva vilmente con Romolo Augustolo; l'Impero Bizantino, tenuto prima da Leone, che tanti travagli arrecò alla Chiesa con l'eresia dei Monofisiti, era passato a Basileo, l'usurpatore, e poi all'astuto ed infido Zenone. Sul trono pontificio sedeva S. Simplicio. - La Chiesa era travagliata dallo scisma di Acacio, patriarca di Alessandria, ambedue nemici acerrimi di Roma ed ambedue favoriti e protetti da Zenone. Cataldo che aveva già lunga pezza con grande carità e con grande fermezza governato la chiesa di Taranto, inoltrato negli anni, colpito da grave malattia, e sentendosi vicino a morire, chiamò a sè il Clero e i principali cittadini e tenne loro un discorso che fu il suo testamento spirituale: " E' giunto per me, egli disse, il tempo di lasciare questo mondo e di andare a godere la Patria dei Beati. - Sappiate, o fratelli, che io non a caso approdai in questa nostra città, ma per volontà di Dio. Mentre era in Gerusalemme, Gesù Cristo nostro signore si degnò di parlarmi e d'ingiungermi di venire a ravvivare nei vostri petti quella Fede che era stata insegnata ai vostri padri da S. Pietro e da S. Marco. La qual cosa, con l'aiuto di Dio io feci. Non cessai mai d'istruirvi nei divini precetti e di tenervi sempre a me uniti in santa conversazione. Ho ricordato tutto ciò non per vana ostentazione, ma affinchè conosciate le singolari grazie che il Signore vi ha compartito servendosi di uno strumento sì vile qual'io mi riconosco. Siate, o figliuoli, costanti nella Fede, nella quale siete stati ammaestrati, ed osservate i Divini precetti. Ora il signore mi rivela che verranno lupi rapaci e cercheranno di strapparvi dal cuore la Fede che io vi ho predicata; voi però siate forti nel combattimento. Amatevi l'un l'altro, e cercate di rendervi perfetti nella carità. Molte eresie travaglieranno la Chiesa di Gesù Cristo; ma poi la Chiesa trionferà e verranno umiliati e dispersi i suoi nemici. - Darete sepoltura a questo mio corpo nella Cappella di S. Giovanni in Galilea, accanto alla Cattedrale, con la faccia rivolta ad oriente per aspettare da quel luogo il giorno della futura risurrezione ". A questo discorso gli astanti non potevano trattenere le lacrime, e promisero al loro Padre e Pastore che avrebbero eseguito quanto egli loro domandava. Gli chiesero perdono se qualche volta gli avevano arrecato dispiacere, e si raccomandavano alle sue preghiere. - Noi resteremo orfani e desolati - essi dicevano. - Tu, o Padre santo, assumi nel cielo, presso la SS. Trinità e la Beata Vergine la protezione di noi tuoi figli e di questa città. - Il Santo Vescovo, alzando la mano disse: " Benedico i presenti, gli assenti, i poveri, i ricchi, gl'infermi, i sofferenti, gli afflitti, i giovani, i vecchi". - poi, ricevuti i Sacramenti dell'Eucarestia e della Estrema Unzione, rivolti gli occhi al cielo, congiunse le mani come in atto di preghiera, e la Beata Anima abbandonava le spoglie mortali, il dì 8 marzo per volare al premio eterno. Il suo corpo fu portato con pompa solenne nella Chiesa, tutto il popolo pianse la perdita del Santo Pastore, e per più giorni si recò la folla nel duomo a piangere e pregare intorno al suo cadavere. Dio si compiacque di glorificare il suo servo fedele con molti prodigi. Le campane suonarono quasi miracolosamente, quasi toccate dagli Angioli per accompagnare sino al cielo l'anima beata. Ogni sorta d'infermità e di sofferenza venivano guarite solo toccando il suo corpo. In tal modo volle Dio glorificare il Santo Vescovo anche dopo la morte. Composto il corpo in un sarcofago di marmo, venne sepolto nel luogo da lui designato.

 

ultimo aggiornamento 19/02/2017

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