Martini - parte II^
 
 

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VITA DI S.CATALDO

Vescovo e Protettore di Taranto

 del Sac. Prof. Andrea Martini 

Parte II^

  OPERE E SCRITTI DI S.CATALDO

Gli scrittori locali, quali l’Arelli, l’Andrada, i Fratelli Morone, il Cassinelli, il P. Domenico De Vincentis, seguiti in ciò anche da scrittori scozzesi ed irlandesi quali il Dempstero e il Colgan, parlano di libri scientifici e morali scritti dal nostro Santo: Le Omelie ad populum modello di eloquenza convincente e commovente[i]. De Visionibus, libro di varia dottrina, essendo egli versatissimo, come abbiamo visto, nelle lettere e nelle scienze. Il tempo edace però non ha lasciato nulla di sì preziosi monumenti fuorchè il ricordo. Essi andarono perduti nelle invasioni dei barbari.  -L’Usserio in Acta SS. Hiber T. l., mette S.Cataldo tra i primi scrittori irlandesi.-

I medesimi scrittori ci tramandarono invece una Profezia scritta da S.Cataldo, mentre era sullo scorcio della vita; profezia che fu rinvenuta nella chiesetta di S.Pietro della Porta nel 1492. Ma poichè essa a noi sembra interpolata, e poichè fu interpretata a scopo politico da Casa Aragonese, nel tempo della congiura dei Baroni, la riporteremo in Appendice per non defraudare i lettori. 

S.CATALDO NEL MEDIO-EVO 

La discesa dei barbari arrecò gravi danni in ogni parte d’Italia, ma essi furono più sensibili in queste Regioni meridionali, e specialmente a Taranto, pel suo sito, per le sue tradizioni di capitale della Magna Grecia, e per essere alla immediata dipendenza degl’Imperatori Bizantini. - Unni, Vandali, Alani, Goti si gettarono come arpie sulla nostra Regione; questi ultimi specialmente, che fecero molte conquiste in Lucania, nella Puglia e in Calabria. Anzi Totila pose per qualche tempo la residenza a Taranto, invaghito della mitezza del clima, della fertilità del suolo, del magnifico e sicuro porto. - Estinti i Goti con l’ultimo Re Teia, vennero nel 555 Galli sotto la guida dei fratelli Alemanni (Amingo e Buccellino) i quali, dopo aver invasa e depredata la Campania, penetrarono in Calabria e nel Salento, e saccheggiarono Taranto, spogliando le Chiese dei loro preziosi arredi e di quant’altro veniva loro in mano.- Poi vennero i Longobardi, contro dei quali mosse da Taranto l’Imperatore Costantino, nel 653; ma anche questa impresa ebbe esito infelice, e finì con la uccisione di Costantino medesimo per opera dei suoi stessi soldati. - Grimoaldo allora, Duca di Benevento, per prendere vendetta contro gl’Imperiali, dopo aver percorso la Campania e la Puglia devastando e depredando, saccheggiò Taranto.- Più tardi vennero le orde dei Saraceni. – Taranto nello spazio di 100 anni, dall’827 all’927, fu da costoro varie volte assalita e depredata. La prima volta vi si fermarono due anni dall827 all’829. Scacciati nell829 dal Generale Guido Buccerola, inviatovi da Ludovico 2°, filgio di Lotario, vi tornarono nell’846; e questa volta ebbero addirittura il possesso di Taranto per ben 28 anni, e ne formarono una piazza di rifornimento. Furono cacciati dai Veneziani nell’874, ma vi tornarono di bel nuovo nell’880 e nel 914, finchè nel 927, dopo un lungo assedio, il 15 Agosto la città fu distrutta, i cittadini furono parte passati a fil di spada e parte mandati schiavi in Africa[ii].

Nel 963, asceso al trono di Costantinopoli Niceforo Foca, i pochi Tarantini scampati all’eccidio chiesero  ed ottennero di potersi ritirare sulle rovine ancor fumanti di quella che fu la loro città, e di poter riattare o riedificare alcune case per loro rifugio. – L’Imperatore, mosso a pietà di essi, volle che la città fosse edificata in un luogo più sicuro e forte. Ne affidò l’incarico ad un architetto greco che aveva anche nome Niceforo. – Costui pensando essere opportuno fabbricare la nuova città proprio ove era l’Acropoli della distrutta città spartana, fece con terrapieni e palafitte occupare una parte del Mar Piccolo, e servendosi dei materiali della distrutta città, fece costruire quella parte che ora si chiama Via di Mezzo, via Garibaldi, la Piazza e Civita Nova. Per riunire poi la città alla terra ferma, fece costruire un ponte che fu portato via dall’alluvione del 1882; questo fu poi sostituito dall’attuale ponte di Porta Napoli.

Durante questo periodo di turbolenze, di invasioni barbariche e di soprusi greci, si mantenne bensì fra i pochi fedeli il ricordo, il culto, la divozione a S.Cataldo, ma non fu possibile mantenervi la Gerarchia Ecclesiastica e probailmente neanche il Clero. Ecco perchè molte memorie dell’antica Chiesa tarantina andarono perdute, ed ecco perchè vi è incertezza anche intorno ai successori di S.Cataldo.

SUCCESSORI DI S.CATALDO

Intorno ai successori di S.Cataldo, per le ragioni su esposte, regna la più grande incertezza.

Secondo l’Ughelli, la serie dei Vescovi succeduti a S.Cataldo comincerebbe con

I.      S.Masone, del quale parla anche Tommaso De Vincentis nel Poema Divus Cataldus (libro III).

II.      S. Renovato.

III.      S.Innocenzo.

Altri poi, come P. Domenico De Vincentis nella sua Storia di Taranto, escludendo i primi tre, fa cominciare la serie da <<Uno di cui s’ignora il nome>> ma al quale il Pontefice S.Gelasio scrisse una lettera circa l’amministrazione del Battesimo nella Pasqua e nella Pentecoste (anno 492)[iii]. La lettera è riportata dal Mansi, vol III pag. 385.

IV.      Andrea, nominato nel 590. Sonvi, come si vede, 100 anni d’interruzione!

V.      Nel 603 Onorio, il quale ingrandì la Cattedrale e vi eresse il Battistero. Il De Vincentis riferisce che il Pontefice S.Gregorio Magno scrisse ad Onorio una lettera di lode per avervi eretto il Battistero. (S.Greg. libr. 2, pag 24) [iv].

VI.      Giovanni 1° (nel 643), il quale intervene al Concilio Lateranense, sotto il Papa Martino 1° contro i Monoteliti.

VII.      Gervasio1°  (nel 659). Arricchì di beni la Chiesa.

VIII.      Antonio Galemio, tarantino, che scrisse la Vita di S.Oronzo, Vescovo di Lecce.

IX.      Germano (nel 680) che intervenne al Concilio di Costantinopoli, sotto Papa Agatone.

X.      Cesareo (nel 743) che intervenne al Concilio Romano, sotto Papa Zaccaria.

 

Poi incominciarono le invasioni dei Saraceni, e la Sede fu vacante per oltre due secoli.

 

XI.      Dopo la riedificazione di Taranto nel 943, la Sede divenne Arcivescovile, ed il primo Arcivescovo fu Giovanni 2°.

XII.      Seguì poi Dionigi nel 1005.

XIII.      Alessandro 1° Faccipecora, nel 1040.

XIV.      Stefano 1° nel 1041, il quale, nel venire a Taranto, fu ucciso presso Melfi nella battaglia fra Greci e Normanni[v].

XV.      Drogone nel 1050, sotto il Governo del quale, come vedremo più giù, fu rinvenuto il corpo di S.Cataldo. 


[i] Io però sono inclinato a credere che siano state una specie di epistole o Literae pastorales as populum comde la chiameremmo oggi.

[ii] Luca Protospata. Cronaca.

[iii] Questa lettera del Papa si spiega facilmente. S.Cataldo, come Santo venuto per compiere opera missionaria, amministrava il Battesimo quante volte c’era bisogno, senza aspettare Pasqua o Pentecoste. In Irlanda la Pasqua si celebrava non in conformità della Chiesa latina. Son note le lettere di S.Colombano al papa S.Gregorio il Grande e al Papa Bonifacio III per sostenere le ragioni della Chiesa Irlandese. Si celebrava la Pasqua il XIV giorno della luna di marzo. I successori di S.Cataldo forse vollero continuare l’uso e l’abuso che aveva luogo in Iralanda; ed ecco l’opportunità della lettera.

[iv] Nel VII secolo si fa espressa menzione dell’Episcopato di Taranto. Ai tempi di S.Gregorio in questa parte di Puglia bassa, che ebbe anche nome di Calabria, vi erano questi cinque Vescovati: Brindisi, Gallipoli, Lecce, Taranto, Otranto e forse Oria (Francesco Lanzoni in Apulia, anno I, fasc. II, pag. 263).

[v] Luca Protospata. Cronaca. 

 

 

ultimo aggiornamento 08/07/2019

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