Silvano Trevisani
 

San Cataldo da Rachau

 

una raccolta di scritti sulla vita di San Cataldo, Vescovo Irlandese

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Testi sulla vita di San Cataldo:

Ambrogio Merodio - AD1681-82

Cataldo Antonio Cassinelli - AD 1718

Martin Shaw Briggs - AD 1913

Sac Andrea Martini - AD 1932

P. Adiuto Putignani - AD 1970

Alberto Carducci - AD 1997

Giuseppe Febbraro - AD 2002

Prof. Enzo Farinella - AD 2002

Silvano Trevisani - AD 2006

Guido Iorio - AD

Dr. Dagmar O'Riain - AD 2012

 

Silvano Trevisani

San Cataldo

tratto da: La Puglia dei Santi: I luoghi di culto, i riti, i monumenti  (Capone Editore 2006)  

Il Santo. Cataldo nacque in Irlanda, nella città di Canty (diocesi di Waterford), tra gli anni 610-620. Di famiglia benestante, ben presto abbandonò il mondo per entrare nel monastero di Lismore, per porsi sotto la guida spirituale e scientifica di San Cartago. Ben presto Cataldo subentrò a quest’ultimo nella direzione del monastero e della sua famosissima scuola, mai tenendosi lontano dal ministero sacertodale, dall’apostolato missionario. Be presto (670) fu ordinato vescovo della diocesi di Rachau, conservando l’incarico di abate di Lismore. Tra il 679 e il 680 egli intraprese il viaggio verso la Palestina. Si sa che è l’unico Santo il cui nome è inciso in greco e latino nella grande Basilica di Betlemme. Al ritorno, la nave fece naufragio e Cataldo terminò il suo pellegrinaggio sulla costa ionica. A Taranto giunse preceduto dalla sua fama di santo e di taumaturgo e qui fu costretto dall’entusiasmo popolare, e dai miracoli compiuti al suo arrivo, a esercitare il ministero di vescovo. Intensa fu l’opera di rievangelizzazione per riportare i tarantini alla fede. Non è conosciuto l’anno del suo decesso. Lo si festeggia il 10 maggio, giorno in cui, nel lontano 1071, fu ritrovato il sarcofago con le soglie del Santo, durante i lavori di sterramento sul luogo dove una volta esisteva una cappela dedicata a San Giovanni di Galilea. In Puglia San Cataldo è patrono anche di Acquaviva delle Fonti, Corato, Cagnano Varano.

I luoghi. La cattedrale di San Cataldo a Taranto è giunta a noi dopo una serie di rimaneggiamenti che ne hanno modificato la fisionomia. L’impianto romanico del capocroce risale, probabilmente, all’epoca della ricostruzione della città da parte di Niceforo Foca (967), mentre la costruzone sarebbe stata portata al termine intorno al 1100. Essa non corrisponderebbe, quindi, alla Cattedrale paleocristiana, di cui si ha notizia e che le tradizioni identificano nella stessa San Cataldo. Essa sarebbe stata realizzata, cioè in concomitanza con la ricostruzione e il ripopolamento della Città vecchia in epoca bizantina e con l’utilizzo di materiali ampiamente esistenti sul territorio, ricavati dai monumenti antichi. Sono presenti, tra l’altro, capitelli tardo antichi corinzi (uno dei quail di età tardo romana); le colonne derivano, inoltre, da almento sei diversi complessi. Non molto significativa la facciata barocca del Duomo, che è opera dell’architetto salentino Mauro Manieri e risale al 1713.

Larghissimo uso di marmi appartenenti ad antichi complessi viene fatto, inoltre, nella realizzazione del Cappellone barocco, intitolato al Santo Patrono San Cataldo, cui la Cattedrale è stata dedicata nel 1071, anno in cui furono rinvenute le ossa del Santo e l’arcivescovo Drogone ne ordinó l’ampliamento. Ad avviare la realizzazione degli intarsi marmorei, nella cappella preesistente dedicata al Santo, è il notissimo marmoraro di scuola napoletana Cosimo Fanzago, cui si deve la sua ideazione, dietro sollecitazione dell’arcivescovo Tommaso Caracciolo dei Principi di Avellino. Molti artisti-artigiani lavorarono a impreziosire il Cappellone che risulta interamente ricoperto di intarsi per tutto il suo sviluppo, tra cui Giovanni Lombardelli originario di Massa Carrara che esegue, tra l’altro, il meraviglioso paliotto dell’altare. Gli affreschi delle volte, del 1713, si devono al De Mattheis, mentre la maggior parte delle numerose statue presenti sono opera del Sammartino. Il Cappellone rappresenta senza dubbio uno degli esempi più significativi in assoluto della sublimità dell’intarsio barocco.

Un’ultima annotazione, invece, per la cripta, sulle cui pareti sopravvivono resti di affreschi bizantini, alcuni dei quali recentemente restaurati.

Altro importante monumento è rappresentato dalla Chiesa romanica dei Santi Niccolò e Cataldo a Lecce. Eretta da Tancredi, conte di Lecce, nel 1180 è realizzata stile arabo-normanno, anche se i vari rifacimenti di epoca successive (è stata poi inglobata nel cimitero cittadino) hanno mutato la fisinomia del prospetto.

Il culto. Momento significativo dei festeggiamenti patronali (che si svolgono dal’8 al 10 maggio) è la cerimonia de “u pregge”, cioè la presa in consegna della statua da parte delle autorità civili, con la firma di apposito verbale, per tutta la durata delle celebrazioni. Il rito si svolge in basilica la sera dell’8 maggio.

Precedentemente da Palazzo di Città muove il corteo delle aurotità civili, precedute dal gonfalone municipale e dalle bande cittadine. Quindi si raggiunge l’arcivescovado per prelevare il Capitolo Metropolitano e l’arcivescovo. Da quì ci si muove alla volta del Cappellone, in Basilica, per prelevare la statua e firmare il verbale di consegna. Subito dopo la statua viene portata processionalmente al porto mercantile e imbarcata su una motonave messa a disposizione dalla Marina Militare per la processione a mare, con il seguito di decine e decine di imbarcazioni addobbate a festa. Suggestivo è il passaggio nel canale navigabile, con una argentea cascata di fuochi pirotecnici che scende dal castello aragonese. Lo sbarco avviene alla banchina dela Città vecchia per il ritorno in Basilica. Da qualche anno, quale sorta di anteprima della festa, i ragazzi delle scuole di Taranto e provincia inscenano per le vie del Borgo e della Città Vecchia un grande corteo storico, a rappresentare l’arrivo di San Cataldo a Taranto. La sera del 10 maggio, grande processione per le vie del centro storico e del Borgo, con la partecipazione di tutte le confraternite. In Piazza della Vittoria, si effettua una sosta per il discorso dell’arcivescovo, dal balcone della chiesa del Carmine. Ricche luminarie vengono allestite in varie vie con un grande palco in piazza per l’esibizione di concerti bandistici e gruppi musicali. Affollatissimo il mercatino tipico allestito negli ultimi anni nel lungomare di Città Vecchia affacciato al Mar Piccolo. Conclusione, come vuole la tradizione, con i fuochi pirotecnici accesi sugli spalti del Castello Aragonese. Dal 2003 viene portata in processione una nuova statua in pannelli d’argento realizzata dal laboratorio di Virgili Mortet di Oriolo Romano (in provincia di Viterbo), sul modello di quella rubata nella notte fra l’1 e il 2 dicembre del 1983, opera dell’artista Vincenzo Catello di Napoli e giunta a Taranto nel 1892. Questa nuova statua sostituisce quella di Orazio Del Monaco, giunta a Taranto nell’84 e reputata troppo pesante per essere portata in processione, oltre che causa di pericolo per l’incolumità dei portatori e per i pregevoli marmi del Cappellone durante le operazioni di spostamento dalla nicchia.

 

ultimo aggiornamento 19/02/2017

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